Bizzarra (o, arancio bizzarria, Citrus aurantium bizzaria)
Le immagini calligrafiche prodotte dal diligente pennello del Bimbi e le annotazioni del Michelini ci permettono di capire come l’agrumicoltura toscana di fine Seicento disponesse di un assortimento varietale molto ampio. Questo era stato possibile grazie agli artifici di coltivazione di bravi giardinieri dei Granduchi medicei e delle famiglie patrizie.
Nell’iconografia del Bimbi e nella trattatistica contemporanea occupano un posto significativo le forme teratologiche e chimeriche: di forma ‘scherzosa’, come scrive il Micheli e, secondo il Ferrari, ‘con le loro deformità ed i loro aborti sono le delizie dei nostri giardini’. Tra le forme chimeriche la più nota è la Bizzarria: ‘..I frutti di questa pianta sviluppatasi per caso dal seme nel giardino della casa Panciatichi fuor di Firenze, in luogo detto la Torre degli Agli, nell’anno 1644 circa, sono un miscuglio di limone, di cedro e di arancio, e questi sono i più perfetti…..’

Il giardiniere dei marchesi Panciatichi resosi conto dell’importanza di tale scoperta propagò la pianta mediante innesto. La Bizzarria divenne famosa in Italia ed in Europa dove si credeva che la nuova varietà era stata creata dalle abili mani del giardiniere.

Non era della stessa idea Pietro Nati (1625-1685), medico e naturalista, nominato da Cosimo III prefetto dell’Orto Botanico di Pisa, che riuscì a far confessare al giardiniere che era un ibrido spontaneo poi ripropagato per innesto.

Oggi si considera l’origine della Bizzarria dovuta all’insorgenza di una mutazione gemmaria.

La bizzarria è una pianta di medio vigore dal portamento piuttosto assurgente, che pur avendo i caratteri genetici dell’arancio amaro, presenta frutti sia di questo che del limone cedrato.

I frutti, dai colori giallo, arancione e verde, sono amarissimi, bitorzoluti ed hanno le caratteristiche morfologiche di entrambe le specie.

Le foglie con lamina sia ovoidali-ellittiche con picciolo alato, che strette ed ellittiche, sono talvolta deformate od increspate, con variegature di colore verde più o meno intenso.